Considerazioni Pre-Sessione Estiva. Le Contraddizioni della Scienza.

Che la psichiatria faccia impazzire invece che curare, è un assioma idiota da sfatare. Come l’idea che la malattia mentale debba per forza associarsi ad aggressività (i due miti forse più famosi che gettano ombra sulla psichiatria anche e  soprattutto grazie al contributo dei media e della cattiva informazione: il pazzo criminale e lo psichiatra dominatore). E’ la società (e con questo NON intendo fare discorsi pseudopolitici) che determina dicotomie basilari cui siamo abituati sin da piccoli, come quella tra sano/malato. Come lo riconoscete, voi, un malato di mente? Dagli abiti? Dal comportamento? La malattia è tale grazie all’immagine che le si attribuisce attraverso le lenti di un’epoca.

Il manicomio in un'incisione settecentesca.

Il "reparto agitati" nella moderna interpretazione del manicomio nel film "Qualcuno volò sul nido del cuculo", 1975

Come l’immagine dello studioso della mente e del cervello che è cambiata radicalmente, tra Ottocento e Novecento. Come le leggi che si sono avvicendate e sostituite riguardo autorità del medico, gestione del manicomio, gestione dei reparti psichiatrici e dei trattamenti obbligatori…

Questo il mio motto – perché la verità sta nel mezzo, d’accordo che non occorre esagerare con farmaci e trattamenti forzati – ma la psichiatria è nata inizialmente come

  • Scienza della Natura – il cui obiettivo è spiegare e curare l’essere umano e le sue patologie a livello naturalistico
  • ramificandosi poi, anche troppo, come Scienza dell’uomo che cerca di comprendere la nostra unicità olistica – in senso anche antropologico o semplicemente fenomenologico.

Troppe scelte possono costituire un ostacolo. L’Ottocento e il Novecento hanno visto troppe teorie contrapporsi e lottare tra di loro per un primato, a dire il vero, inesistente. E’ l’unione che fa la forza, in questo caso. Sì, sono per l’olismo teorico. Tornare a riunire ciò che tempo fa è stato diviso…

Ne consegue che, a seconda dell’orientamento e del modo di vedere, capire, indagare la malattia – scientifico o meno – cambiano non solo i trattamenti e i metodi di ricerca, ma la radice stessa del concetto di malattia attraverso le percezioni e rappresentazioni della stessa, derivanti dai diversi approcci. Per qualcuno, il malato psicopatogeno è a un livello inferiore nella scala evolutiva, per altri è quasi un mistico, un veggente oppure semplicemente più vicino all’origine dell’esperienza umana grazie al controllo che si allenta attraverso i meccanismi psichici compromessi.

Il manifesto di una mostra tenutasi a Siena in maggio, che spiega bene l'archetipo post-moderno del "genio folle".

E troppo spesso viene commesso l’errore di confondere il “pacchetto sintomatologico” con la malattia stessa. Per fortuna, quanto meno la radicale opposizione tra chi studiava l’essere umano monade e chi invece propendeva per la non scindibilità dello stesso dal contesto interpersonale, si è disciolta a favore di un generale inquadramento relazionale che non dimentica però l’indagine del bizzarro “mondo interno”.

Mondo esogeno e mondo endogeno.

Veniamo poi all’eziologia, che ha un ruolo non indifferente riguardo a tale percezione e a tutto ciò che ne consegue. Moebius (primo Novecento) ha enunciato per primo la differenza che intercorre tra cause esogene ed endogene. Da lì, nuove lotte intestine tra chi pensa che la malattia non esiste e sia una mera costruzione sociale, chi pensa che “malati si nasce” per genetica o predisposizioni familiari, chi dice che siano l’ambiente e le costrizioni sociali a scatenare la malattia in termini di conflitto e risposta ad esso… Risposta degenerata.

Assistiamo al giorno d’oggi, dagli anni Settanta in poi, a un revival della psicobiologia e del cosiddetto filone di ricerca genetica o dei disturbi che hanno una causa insita nella fisicità dell’essere. Gli psicologi, dal canto loro, tentano ancora di spiegare – spesso invano, come nel caso della schizofrenia – quali siano i meccanismi sottostanti al sintomo e all’insorgere della malattia, che cos’è che va e non va nella macchina perfetta – e astratta – della cognizione umana.

La malattia da spot esiste?

Tornando a prima, secondo me, sbaglia chi si pone su questo o l’altro fronte. La psicopatologia e lo studio della mente umana andrebbero affrontati certamente con una buona dose di olismo e anche di metafisica, ma senza trascendere troppo in territori più psicanalitici che scientifici… Anche perché vige ormai la contrapposizione biologico vs. psicologico, e io non ci sto. Come non ci sto al semplice studio filantropico-antropologico di come funziona il pensiero umano. L’essere umano, nel corso della vita, affronta tante dissociazioni e dissonanze mirando talvolta a una totalità dimenticata – che si può raggiungere solo attraverso “la consapevolezza di essere consapevoli”, si dice – e le varie discipline che vanno dall’Arte Regia di Ermete Trismegisto alla meditazione buddista sono testimonianza della nostra ultima aspirazione, che però di questi tempi abbiamo dimenticato in favore di una vita e di una cultura che ottenebra i sensi e la capacità di ragionamento. Verrebbe da

chiedersi a quale scopo succede il tutto, ma ci vorrebbero decine e decine di topic dedicati – e l’argomento delle mie considerazioni era un altro.

Non riesco a collocarmi in nessuno dei paradigmi attuali su questo tema, in quanto io miro a una comprensione e a un paradigma ben più estesi. Miro al “paradigma del tutto” – biologico, genetico, psicologico, patologico, mistico, spaziale e chi più ne ha più ne metta – l’uomo nel cosmo – ma temo che rimarrò una sognatrice, anzi un’utopista, perché l’uomo non potrà arrivare a conoscere se stesso risolvendo il tutto nel giro di qualche studio da ricercatore, almeno per ora.

Per realizzare il mio progetto, avrei bisogno di un grande balzo in avanti – di tecnologie e di vedute. Ma mi sembra di essere quanto mai sola in un mare costellato di piccoli porti e isole, tutti connessi ma nessuno che ne rilevi la caratteristica fondamentale, e nessuno degli strumenti d’indagine di cui disponiamo è abbastanza adeguato a supportare i nuovi metodi di ricerca della mente consapevole.

Salvadorì Dali, opera che non sono riuscita a identificare. Ma esprime l'idea di un "tutto" che a quanto pare io e il pittore condividiamo...

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  1. Se a te non dispiace, condividerei volentieri con te una navigata nel mare irto di isole e porti spesso inaccessibili.

    D’altronde l’approdo è la maggior parte delle volte null’altro che un fastidioso dovere, e una volta con i piedi sulla terra ferma non vediamo l’ora di ripartire.

    L’unione che cerchiamo non passa per la materia e nemmeno la esclude. Come giustamente evidenzi tu, sta probabilmente tra la fisica la metafisica. In quanto unione non può escludere.

    E così mi sdraierei sulla fluttuante barca e osserverei il cielo stellato. Manca molto, a chi vive in città, scrutare l’immenso buio luccicante.

    Chissà, forse qualcuno ci prenderebbe pazzi..

    [tra l’altro la mostra di Siena spero tu l’abbia visitata perché era straordinaria..]

    • uhm… non capisco molto bene ciò che dici… se è di unione metafisica che parli… ho vicino a me una persona che, come me, è intrappolata fisicamente in un mondo di conflitti tra questa realtà e quella interna. Sono felice che lui sia qui con me, finché dureranno queste carni materiali e giovani. Diceva un Greco che una volta l’umanità non aveva sesso, o meglio ogni essere li conteneva tutti e due. Poi, per la troppa sete di conoscenza, le due metà vennero divise, e dall’alba dei tempi si cercano l’un l’altra, e coloro che si trovano rimangono insieme per ogni esistenza materiale. Gli altri continuano a cercare.
      Per quanto doloroso possa essere ogni volta… opposti concordi che lottano, ma alla fine si amano più di quanto la mente umana possa comprendere. io credo di essere stata benedetta da questo dono.
      Niente viene escluso perché nulla si crea e nulla si distrugge.
      Ora, di questi tempi, queste cose hanno perso completamente di significato, e fa si che la mia mente si ribelli a un bel po’ di cose che magari per tanta gente della mia età/del mio sesso è normale…

      Comunque, più che guardare le stelle, a me piace stare in ammollo in acqua per ore… sono una creatura acquatica, definitivamente! Che sia mare o lago poco importa… purché l’acqua mi circondi e mi faccia sentire l’eco della prima ninnananna della mia vita… il primo vagito del mondo… almeno, io sento questo quando sono in compagnia dell’H2O!! E le mie stelle preferite, sono sempre quelle del Tirolo. E’ lì, che ho lasciato un pezzo di cuore, e torno a prendermelo e a ri-lasciarcelo ogni volta che posso!

  2. “Ora, di questi tempi, queste cose hanno perso completamente di significato […]”
    Le cose perdono di significato se alle cose dai un significato.
    Ma se per te “niente viene escluso perché nulla si crea e nulla si distrugge”, tutto ha significato quindi nulla ha significato.

    In altre parole, non importa ciò che si vede né ciò che si sente. Forse ha solo importanza percepire la coscienza “dell’altro” che è al nostro fianco.

    E’ bellissimo ciò che scrivi sulla separazione dell’androginìa primordiale. Ed è a quello stato, che io credo dovremmo tornare.

    E solo una condivisione metafisica che sfrutta la parte fisica, può arrivare a ciò.

  3. non so perché, ma mentre leggevo le tue parole (interessantissime, ci devo riflettere di più) mi è venuta in mente questa canzone:

    cosa vorrà mai dire la mia connessione spontanea?

    • grazie della bella musica…
      nn so a cosa sia dovuta la tua associazione mentale… forse perché musica di questo tipo tocca corde profonde interne al cervello, la sincronicità è sempre in agguato…

  4. Avrei già molto di quel che serve per confutare gran parte della costellazione delle psicologie ma temo che le lobby ideologizzate possano crearmi problemi legali. Sa, loro devono lavorare. E dalla mia, verità a parte, non ho lobby di segno opposto. Lei crede sia solo la mia paranoia o esistono pericoli in tal senso?


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