Audentes Fortuna Iuvat

Nel silenzio che mi avvolge, nella penombra in cui mi crogiolo come il corpo del povero Simone ne “Il signore delle mosche” tra le acque al chiaror di luna, mi rendo conto che manca poco al coronarsi di un grande sogno.

Il mio futuro primo ministro

Il mio futuro primo ministro

Il sapere che tutto questo è stato costruito con le mie mani mi riempie d’orgoglio, mi fa sentire la divinità che ho dentro e il genio ribelle che bussa timido perché sa che, se lo facessi uscire, ribalterei il mondo fondando un nuovo Impero d’Occidente governato da Tecno-preti o sovvertendo l’idea di coscienziosità con quella di competenza. Per il momento, mi limito a incendiare con lo sguardo gli sventurati insetti che mi entrano in casa. (Inciso: come mai proprio qui, a Milano, in piena città e in pieno traffico, debbono esserci simili creature che paiono progenie infernale? Sembra di stare nella giungla del Borneo, mannaggia  a loro.)

Dicevo, proprio oggi ho aggiunto un altro traguardo al mio progetto di vita, achievement unlocked | New nerd-bonus score acquired! Sì, la sensazione è proprio quella di stare sbloccando un lato del gioco che sino ad ora mi mancava di vedere, il lato del controllo, lo schema senza mirino guidato; lo schema dove controllo io.

E il controllo, miei cari, deriva dalla competenza. E dalle azioni. Anzi, lo riformulo meglio: la competenza, che trova il suo substrato costitutivo nell’attitudine, viene catalizzata dalle azioni intraprese e dal contesto per trasformarsi poi in competenza; da qui, il controllo. Non bisogna dimenticare, però, che è tutta una questione di soggettività. Del sentire unico e irripetibile, interno. Come si sente il pipistrello, a essere un pipistrello? Bene, io credo, quando sa che può controllare il proprio ambiente grazie ai suoi ultrasuoni. E chissà cosa significa per lui sentire di saper usare in maniera competente i suoi ultrasuoni; chissà se sente qualcosa di simile all’orgoglio, dopo aver sperimentato il controllo soggettivo, la conoscenza della causa-effetto, e aver capito che la causa-effetto è un semplice paradigma perché è tutto un sistema, è tutto un’ecologia, la causa e l’effetto si rincorrono senza fine e si tangono l’un l’altro nel nostro Eden fatto di cemento e led luminosi. Causalità circolare, this is the way. Anzi, non c’è one best way. E quando capiremo come si sente il pipistrello, capiremo noi stessi.

Non esistono strategie universali, niente training autogeno, niente best way. Esiste una persona, azioni, processi e coscienza. Il tutto, indivisibile. Quella persona sono io, nel mio piccolo angolo dove fa freddo ma il cuore è caldo. E sono inscindibile da esso, dal mio contesto. Benché non sia una persona superstiziosa – sono uno scienziato a tempo parziale e un filosofo a tempo perso che ama trascendere il qui e ora, non un credente – oggi ho capito che, fondamentalmente, al contesto e alle esperienze bisogna aggiungere una cosa. L’audacia. Perché quella catalizza la “fortuna”, o se preferite, la casualità – che è meno perfettamente bilanciata di quanto la mente umana pensi. Sapete? Abbiamo un’innata tendenza a sovrastimare le caratteristiche di alternanza nella casualità, trovandola nella sequenza la cui quantità di regolarità eccede la definizione stessa di caso; che alla fin fine è un modo arzigogolato di definire il credere nel Karma. Che ci crediate o no, la mia fortuna è l’entropia! E ho notato che correla positivamente con l’audacia. Attenzione, è relazione correlata, non causale. Confondere la correlazione con la causalità può essere fatale alla nostra già scarsa capacità di insight media, figuriamoci confondere causalità e casualità!

Entropia, casualità e sfiga.

Avevo promesso di ridefinire il mio progetto di vita, ma ecco – basta che io mi riposi un attimo, che mi distenda i nervi e le rotelle, che mi abbandoni all’entropia per qualche ora – e bam, la sera arriva senza che io me ne accorga.  E mi fa sentire di nuovo trascinata, di nuovo senza il controllo soggettivo, che se manca a un fanatico analitico (è una definizione ancora non ufficiale, ok?) come me, rischia di farlo uscire di testa!

Non ho una direzione, al momento, se non quella del mio cogitare continuo. Sapete, studiare le basi biologiche e il funzionamento della coscienza umana ti rende un po’ così. Un po’… incapace di guardarti allo specchio senza pensare “Rieccomi, mi vedo. Ma che bel visetto bianco. Chissà cosa si nasconde dietro quella fronte liscia, io ti troverò!”

Massì, come diceva il Winckelmann, la nobile semplicità e la quieta grandezza delle statue neoclassiche; sarò così d’ora in avanti, tacerò pensando a quanto fa paura il silenzio a chi non vi è abituato. E penserò –  non so bene a cosa, ma penserò. Audentes Fortuna Iuvat, dicevano, e da oggi in avanti sarà la seconda costante del mio progetto di vita. La prima, è una frase che scrissi a 12 anni e ancora mi porto dietro come lezione di vita.

Buonanotte, miei cari, passate una buona serata, e che sia produttiva o rilassante, ma piena di controllo e di cose che vi fanno felici.

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2 commentiLascia un commento

  1. Articolo stupendo come sempre Colonnello Leonore: lieto per il tuo traguardo raggiunto mi propongo come tecnoprete in caso di dominazione del mondo da parte tua😄

    • Grazie del commento, baldar… e non ti preoccupare mi segno il tuo nome nel caso diventassi un dominatore come candidato a Primo Ministro😄


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