La metafonia della paranoia (Opera al nero)

Acqua che brucia. Fuoco che non si spegne. Terra che fuma. Vento che pesa come l’età del mondo. Un temporale estivo ha scosso il continente del tempo perduto. Voglio bloccare la mia giovinezza, darle tutto quello che merita, prima, molto prima che giunga il famigerato Comandamento naturale. Qualcosa si è bloccato dentro, come l’Opera quando si stucca al nero, ma non è la cosa giusta; la personificazione dell’impedimento, il corvo in mezzo alla strada. Che senso ha, la vita? Che senso ha, passare gli anni migliori ad arrovellarsi per superare le onde di un mare furioso invocando la clemenza  del Signore delle Acque (in virtù del fatto che sono acqua anche io), raramente vederlo concedersi con le sue languide silhouette molteplici in mezzo alla schiuma, nella speranza di un porto lontano… di un luminoso avvenire… devo ricordarvi che fine ha fatto, la donna che attendeva l’uragano invano? Tanto, questo non arriva mai. E se arriva, o non è come te lo aspettavi, o è già troppo tardi.

Solo fino a poche settimane fa, mi trovavo non molto lontano da dove un uomo ha ricevuto l’illuminazione e ha visto il futuro giorno del giudizio. Laggiù, la mia retroguardia si è un poco abbassata e la buona spiritualità ha potuto entrare attraverso la porta vermiglia. Questo però non ha fatto sì che l’Opera si sbloccasse, né che lo spirito si riscaldasse dal pio raffreddamento che ha subito a causa del tremendo controllo delle strutture mentali. E adesso, di nuovo nel grigio. Se non faccio attenzione, rischio di tornare nel nero verso l’arancione. Guardati dalla luna, e tieniti lontana dalla brughiera. Un’avvertimento che – spero – mi tornerà utile.

Riuscire a spiegarsi tutto in modo da poter ergere barriere efficaci in marmo nero, liquide; una ossessione che conduce a compulsioni passibili di convinzione rasente a quella operata dal tuono e dallo shock. Ultimamente, era difficile persino distinguere i sogni dalla realtà, nella dimensione paranoide di proporzioni messianiche che si andava a delineare come il tunnel spaziale del Sisko, che a volte si vede e a volte no, ingannevole come il velo della nostra amica Maya; e siamo sempre un’ora indietro, nonostante quel che l’orologio infido vuole farci vedere. Ore, orari, tabelle. Mi aggrappo al governo delle formule perfette cercando di sfuggire alla voce della comunità fantasma che abita mio malgrado nel cuore, sapendo benissimo che basta una metafonia per cambiare completamente il significato nonché la biomorfologia del referente. Come d’altronde so bene che quello che chiamo anima non risiede nel cuore, ma nell’interazione di etere sinapsi e rilascio di reagenti. In fondo è solo questione di chimica. E di piccoli segni grafici. Due punti, cambia la visuale del mondo; due punti, non finisce la cortina del dubbio! Così si personalizza l’antagonista del fare, mentre cerco di contrastarlo con il solo mezzo a mia disposizione: l’intelligenza, la luce della mente, la memoria dell’acqua, la vibrazione del fuoco, la coda del pavone.

Published in: on 14 luglio 2013 at 12:09 AM  Lascia un commento  

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