C’è un posto speciale, all’Inferno

E’ da tanto tempo che non mi si sente, su queste pagine e in molti altri reami di creazione e comunicazione; forse, perché il mio spirito sta tacendo.

E’ passato, in pratica, più di un anno in termini terrestri. Perdonatemi.

Mi rendo conto che, rileggendo i miei vecchi scritti, un tempo era come se vedessi tutto “o nero o bianco”. Ero incapace della famosa “via di mezzo”, incapace – checché mi ritenessi superiore, o la mia intelligenza pressoché infallibile – di vedere le cose, spesso, per come essere andavano viste. O vissute. Ma non rinuncerei mai, a quello che sono stata; perché altrimenti la persona che sono oggi non esisterebbe, visto che la nostra unicità è data per un 50% dalla genetica e un 50% dall’ambiente. Le esperienze che abbiamo e ciò che ci troviamo ad affrontare nel plasmare la forma e l’anima del nostro carattere un po’ capitano e un po’ ce le scegliamo.

Il mio spirito tace, dicevo, ed è da un po’ di tempo che attraverso una profonda crisi positiva, che mi spingerà a ridisegnare molti ambiti ed aspetti di ciò che è stata la mia vita e le mie aspirazioni. Dopo la laurea breve, mi sono riposata, partendo estremamente in ritardo con il successivo percorso formativo che mi aspetta. Un po’ come il Dio della Bibbia dopo aver creato ininterrottamente, ho sentito il bisogno di lasciare andare un po’ di tensione e cercare quella pace che mai riesco a trovare, riuscendo alla fine solo a mancare a molti degli obiettivi che mi ero prefissata e rendendomi passiva di fronte allo scorrere del tempo e il nascere di nuove tecnologie.

E adesso mi trovo a fare i conti con un altro dei nuovi demoni del mondo di oggi, un demone che mi è silenziosamente rimasto a fianco per molto tempo senza che lo vedessi o ne avvertissi la presenza; un demone che ha prosciugato alcune importanti energie.

La comunicazione è uno scambio di informazioni. Come tale, può essere intesa come scambio di energie; sono queste, le energie che si stanno piano piano consumando. Il motivo, essenzialmente, è l’impossibilità di comunicare. In questo tempo dove ho volontariamente rifuggito l’impegno accademico ho avuto modo di concentrarmi su quelli che prima erano semplici “difetti”, piccoli lati della mia personalità che non consideravo più di tanto utili. Ma ora mi rendo conto di quanto sia indispensabile, saper comunicare in modo efficace ciò che voglio e riconoscere le mie emozioni; prima non m’importava, m’importava solo vedere gli occhi sgranati della gente ogniqualvolta aprissi bocca. Non importava che fossi un leader nato, un affascinatore delle folle, incapace però di farsi sentire quando messo di fronte a valori quali l’onore o il sacrificio di sè stessi. Perché così era, così è ancora. E non va bene, ho scoperto.

Far innamorare le folle è un dono perfettamente inutile se poi non si riesce a ricevere in cambio l’energia che ci serve. Il feedback umano. Il sentirsi all’altezza di sé stessi. Non ho mai avuto dubbi su chi sono o cosa sappia fare. Il problema, vedo, è l’impossibilità a comunicare che ho proprio con i miei altri significativi. Eticamente corretta, moralmente inossidabile e impegnata su tutti i fronti per essere ciò che si definisce “una persona per bene”, non riesco a far passare il mio messaggio oltre il muro di pretese che avvolge il mio rapporto con essi e la triste, fitta coltre di insofferenza. Sarà forse colpa mia? Può darsi. Non vedo il dove né il come, ma può darsi.

E inizia a farmi del male, il non riuscire a interagire senza dover spronfondare nel mutismo o nell’alzata di occhi al cielo. Tiriamo pure in ballo i chakra e lo squilibrio delle forze cosmiche, se ci va, ma se non impariamo a lavorare su noi stessi saremo per sempre prigionieri di questa gabbia invisibile, da noi stessi istituita, che ci rinchiude da dentro, invece che intrappolarci al di fuori. Siamo quanto mai soli, all’Inferno c’è un posto speciale, ed è proprio come i miei altri significativi. Reali ed immaginari, articolati inutilmente nella mia comunità fantasma interiore; inutili, inutili quanto le immagini antiche che ho di loro e credo ancora essere quelle corrette.

Mi sembra di svegliarmi da un lungo sogno grazie a qualcuno che, finalmente, getta sabbia bruciante nei miei occhi.

Cercherò di trovarmi, di trovare il mio posto.

E di uscire dall’Inferno, lasciandovi solamente i fantasmi che sussurrano nell’ombra e gridano improperi.

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