Lucca TragiComics. L’Esercito Steam, i cosplayer, foto e molte altre peripezie…

A volte è bello immergersi in un mondo fantastico, e dimenticarsi di tutto il resto.

Lucca Comics & Games, la convention italiana più attesa di fumetti, film, giochi, videogame, fan e cosplay quest’anno ha registrato cifre da record: più di 150mila visitatori in soli quattro giorni (28 ott – 1 nov 2011)! Un bel risultato, se si considerano anche i drammatici eventi legati al maltempo, che ha martoriato la zona delle Cinque Terre e il nord della Toscana nei giorni precedenti.

Decine di padiglioni, esposizioni, mostre, incontri dal vivo con gli autori, ospiti d’eccezione, souvenirs e gadget unici: queste sono solo alcune delle attrattive che offre l’enorme polo fieristico, il cui cuore si trova nel centro storico della cittadella – i dettagli e la mappa si trovano sul sito ufficiale – mentre le vie della città offrono forse lo spettacolo più bello che un nerd come me (ma anche un semplice curioso!) possa ammirare.

Complice il bel tempo (nonché il ponte di Ognissanti), le strade di Lucca sono state invase da amanti del genere, roleplayers, semplici curiosi e cosplayers – ossia coloro che amano impersonare i propri personaggi preferiti costruendosi da sé i costumi – dando così luogo a un ritrovo unico nel suo genere, a un’isola di mondo felice e piena di fantasia.

A Lucca, si respirava proprio un’aria diversa. L’aria di un mondo fantastico, appunto, l’aria di un viaggio meraviglioso. Un po’ sono tornata bambina, un po’ mi sono divertita, un po’ ho scattato foto…

Sono arrivata alle mura alle 11 di mattina circa, dopo un viaggio spaventoso, schiacciata come una sardina nel regionale Viareggio-Lucca che straripava di amici e visitatori – temendo a ogni secondo di rovinarmi l’outfit.

Outfit?, direte voi. Sì, outfit. Conoscete la passione per lo stile, l’estetica, la cultura Steampunk e Dieselpunk della vostra Lenore, no? Quindi nessuna sorpresa, che io sia scesa a Lucca così… in totale assetto da guerra!!! Il pubblico sembra avermi apprezzata…. visto che ho subìto un bombardamento di flash dei fotografi sin da quando ho iniziato a percorrere il viale che porta alle mura della città antica! WOW!!!

Il Colonnello Alchimista in un momento di sobrietà.

Il mio personaggio è il Colonnello Alchimista Lenore, un qualcosa che sta a metà tra lo Steampunk di fine ‘800 e il Dieselpunk più sporco (e crucco!) alla Tannhauzer. Notare il cuore a carica a molla (funziona!) , le spalline originali dell’Esercito Italiano Regio di inizio ‘900, e soprattutto il respiratore da guerra costruito dalle mie sante manine – come tutto il resto del costume! Oddio, poi qualcosa è cambiato…

Con tale nome mi trovate anche sul forum Laboratory of Time, il forum  più amato dagli steampunkers italiani. E a proposito di Steampunk italiano… Era previsto un grande raduno alle 14.00 di domenica 30 ottobre in cima al Baluardo di S.Maria, alla Citadel dei giocatori di ruolo; la voce deve aver fatto un grosso tam-tam silenzioso per il Web, perché alla fine il nostro esercito contava più di 50 persone…

Non è male, se si pensa che in Italia lo Steampunk fino a poco tempo fa era un filone pressoché sconosciuto. E’ stata recentemente fondata, a opera di alcuni simpatici volenterosi di Laboratory, la prima Associazione italiana a tema steampunk, per promuovere la creatività e i progetti artistici e non nell’ambito di questo meraviglioso stile. Visitate il loro sito e supportateli: il loro progetto è lodevole, e inoltre gli abili customizzatori mettono a disposizione i loro tutorial per un fai-da-te da far impallidire Giovanni Muciaccia! Link: http://www.steampunkitalia.com/

La versione finale del mio outfit si presentava così, dunque. Qui mi vedete con una collega… ubriaca di Jack Daniel’s (il che spiega la posa leggermente in equilibrio precario) e felice come una bambina la notte del 24 dicembre…

… e qui con META’ dell’Esercito Steampunk, che ha anche fatto bella mostra di sé sfilando per le vie di Lucca, per la gioia di tutti i presenti. Ribadendo, ancora una volta, che lo Steampunk non è cosplay: è uno stile di vita.

Ho anche perso al !”gioco”!, mannaggia alla TrollFace che esibiva il cartello sotto al palco delle gare cosplay (“THE GAME“, così perdono anche tutti quelli che mi leggono, LOL) ! L’ho detto subito, come vogliono le regole, alla prima ragazzina che mi ha fermato per fare una foto… e anche lei ha perso, LOLOLOL. Questi sono i migliori.

THE GAME. LOL.

Poi, beh, a dire la verità, il Lucca Comics non è stata una gran giornata per me, causa sfighe personali che hanno (quasi) venato di negatività questo viaggio unico, pertanto l’ho ribattezzato il mio TragiComics. Ma non fa niente, ciò che conta è che mi sono divertita un mondo, ho visto cose meravigliose e ho conosciuto tanti colleghi Steampunkers. Ora spero di poter portare avanti allo stesso modo il mio progetto personale in ambito Dieselpunk, perché anch’esso necessita del giusto riconoscimento… Ma ci sarà tempo anche per quello.

Una nota negativa? Sigh, i cosplay che ho visto in giro… Ormai sono sempre meno, quelli di cartoon ed eroi classici come Lupin, Astroboy, Star Wars, Marvel, ecc… I ragazzi di oggi sembrano conoscere solo i manga “di massa”, come Bleach e Naruto, ma vabbé, sono sempre e comunque molto belli da vedere. E poi, parlo come una vecchietta che ricorda i bei tempi andati!

Vi lascio con una minigallery delle immagini più belle e dei cosplay più curiosi… la galleria completa la trovate qui sul mio flickr. Taggatevi se vi riconoscete, commentate se apprezzate… Ci si ritrova l’anno prossimo, dunque. Fidatevi, ne vale la pena! Link: Flickr Set

… E speriamo che le sfighe mi lascino in pace, la volta prossima!!!

Gesù!!! Sì, c'era pure lui!

Mmh, pella foto kon mio kolega Herr Doktor

Il sogno di una vita che si realizza... Incontrare Hellboy!

Gli Akatsuki al completo! Che belli!

Soldati imperiali...

Le sexyssime ragazze di Sucker Punch.

Speciale Scienza I – MECCANIZZARE IL PENSIERO

Spero Iddio che questi calcoli possano essere eseguiti da un motore a vapore!” – C. Babbage

Charles Babbage (1791 - 1871)

Tutti sono affascinati dalle incredibili visioni e anacronismi tecnologici su cui si basa la cultura Steampunk, ma forse non tutti sanno che l’umanità ha rischiato di entrare nell’era digitale delle telecomunicazioni ben prima del suo tempo, a metà ‘800, grazie a un certo Charles Babbage.

Charles Babbage, chi è costui? Un matematico e filosofo britannico, che per primo ebbe l’idea di un calcolatore programmabile. Nel mondo dell’informatica è considerato un vero pioniere, anche più dei coraggiosi informatici che un giorno recuperarono i progetti delle sue macchine per realizzare tramite dispositivi elettronici ciò che oggi conosciamo come computer: un calcolatore multi task.

La macchina differenziale

Babbage presentò il modello di quella che lui chiamò una macchina differenziale alla Royal Astronomical Society nel 1822. Il suo scopo era, allora, quello di creare un calcolatore automatico basato sul metodo numerico delle differenze polinomiali finite.

Di tale macchina venne realizzato un prototipo imperfetto, e i continui problemi del progetto (ingranaggi non buoni, cambi di idea e discussioni interne allo staff) portarono al taglio dei finanziamenti da parte del governo.

Una parte della macchina differenziale.

La macchina analitica

Tra il 1833 e il 1842 Babbage presentò un nuovo progetto, e tale dispositivo è sicuramente quello più interessante: una macchina (totalmente meccanica) che fosse programmabile per eseguire ogni genere di calcolo, che marcasse la progressione dal calcolo meccanizzato alla computazione completamente general-purpose.

Babbage adattò per essa il telaio di Joseph Marie Jacquard, che usava schede perforate per determinare la trama del tessuto, in modo che esse riproducessero uno specifico “pattern” di elaborazioni matematiche. Proto-programmi, insomma.

La Macchina analitica aveva:

– dispositivi d’ingresso basati su schede perforate

– un processore aritmetico interno

– una unità di controllo

– un meccanismo di uscita e di stampa

– una memoria temporanea dove i risultati delle operazioni potevano essere mantenuti in attesa del loro turno di elaborazione.

… Ma è proprio lo schema di un computer, non vi sembra?

In effetti, il progetto concreto venne alla luce nel 1837, e lady Ada Lovelace s’interessò parecchio ad esso, scrivendo inoltre diversi programmi in quello che oggi chiameremmo l’antenato del linguaggio Assembly. Ma essa non fu mai realizzata.

Molti misteri ruotano intorno a questa mancata realizzazione… C’è chi dice che fu a causa di difficoltà tecniche dovute alla tecnologia dell’epoca, oppure di conflitti sindacali con i meccanici e lo staff che si tennero in ostaggio i componenti; fatto sta che anche questa volta l’ambizioso progetto rovinò dalle stelle alle stalle.

Un epilogo moderno

La macchina analitica !!!

Nel 1985 il Museo della Scienza di Londra riportò in auge il progetto originario, e seppur tra mille difficoltà non troppodiverse da quelle che Babbage stesso incontrò a suo tempo, la Macchina venne completata nel 2002, seguendo fedelmente i disegni originali e usando soltanto materiali già disponibili all’epoca.

Sorprendentemente, tale geniale artefatto funziona esattamente come Babbage intendeva facesse.

Babbage fu il primo che ebbe l’idea di duplicare una funzione cognitiva con le macchine. Ma la tecnologia della sua epoca gli impose limiti ben più pesanti di quelli che ebbero i pionieri dell’era dell’informatica elettronica della metà del 900.

Eppure, come abbiamo visto con la moderna realizzazione londinese, sarebbe stato comunque possibile costruire un computer perfettamente funzionante implementando le funzioni di base in ferro e ottone, costruendo un dispositivo totalmente meccanico. Vederlo funzionare è a detta di molti qualcosa di stupefacente.

L’era digitale nell’800

Le macchine di Babbage, antenate dei moderni computer, assieme alla figura stessa di questo illustre scienziato dell’età vittoriana sono risultate suggestive anche per gli scrittori di fantascienza.

Ora, pensiamo per un attimo alle incredibili implicazioni sociali e filosofiche che la realizzazione di un progetto simile, all’epoca, avrebbe comportato… Insomma, se non fossero intervenute tutte quelle complicazioni (che non c’entravano assolutamente nulla con i limiti tecnologici in sé, come abbiamo visto) che Babbage incontrò, come si sarebbe evoluta la nostra civiltà?

Come sarebbero, ad es., le nostre città? Avremmo lo stesso inventato la televisione? E la musica che suono avrebbe? Le telecomunicazioni sarebbero andate avanti comunque fino ad arrivare ai nostri giorni così come le conosciamo, o magari avremmo inventato nuovi metodi non più basati sul digitale ma sull’analogico? E il mondo del lavoro, la politica…? Un mondo più hippie sarebbe stato possibile, forse…

… Vi lascio con un’ultima domanda aperta, a proposito di analogico… Oggi i progetti informatici di reti neurali, basate su tecnologia analogica e non digitale come quella dei pc di uso comune, è tornata alla ribalta nel tentativo di costruire macchine magari più imperfette, ma che funzionino esattamente come un cervello umano… Tutto questo non vi fa pensare…?

…Che zio Charles avesse ragione, in fondo.

Meccanizzare il pensiero”, è la più alta ambizione umana, che ha un retrogusto di pura, folle demiurgia.