Esercizi metalessicali d’introspezione – Nonsense n. 1: L’angoscia del tempo.

L’ANGOSCIA DEL TEMPO

 

Psichedelicamente parlando, sembro essere rimasta bloccata al 21 luglio. Esattamente un giorno prima del mio compleanno!

Adesso, ho un altro anno che tra le occhiaie mi ricorda del tempo che passa, come succedeva ai Romantici di un secolo e mezzo fa.

Sono l’urgenza della creazione, il seme della genialità, il principio delle stelle a scuotere, a far vibrare d’insoddisfazione le corde della mia psiche, mentre vedo scivolarmi tra le dita sabbia di giorni, ognuno diverso dall’altro per le angosce e per il modo in cui mi crogiolo nel nulla – il modo in cui mi metto in infruttuosa e alla lunga autolesiva relazione col mondo – rendendo inutili questi anni perfetti, gli anni in cui la forma del corpo e l’elasticità e la maturità insieme di quell’olistico tutto che è l’essere umano ricordano quella perfezione che esiste soltanto (e qui si ritorna…) all’origine della creazione.

Mi perdevo a fantasticare su quanto sarebbe stato bello avere 20 anni, quando ero un’impotente ragazzetta… essi invece sono passati velocemente, anche troppo se devo dire, ma la memoria è migliore e sicuramente più viva di quella di altre istantanee di altre esistenze, magari più calme, magari più controllate.

Non importa. E’ la mia il viaggio più bello. Ora non so se voglio dei figli, ma so che voglio sorgere a me stessa  e smetterla di tremare per la caducità del tempo che viene e di quello che va, guardarmi che cresco e divengo più consapevole di esso, mentre il disincanto tarda, e non cancella l’espressione angelica del mio viso ancora bambino.

 

Egon Schiele, Autoritratto d'artista

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Dejà-vu onirico. E l’incubo continua, anche se mi sveglio.

Anche la ragazza di Dali, Gala, sembrava soffrire di falsi risvegli...

Ero dalle parti di Piazza Trento, a Milano, o giù di lì.
Ho beccato una ex-collega di un ex-posto di lavoro dove abbiamo entrambe ex-lavorato per un anno, e ci siamo fermate a chiacchierare. Lei era felicissima di vedermi, insieme al suo amico ultracinquantenne ma ancora alternativo. Ma io avevo una cosa da fare… Quindi sono andata alla macchina nera, quella dove mio padre mi aveva detto di “piazzare l’ordigno”.
Che poi, questo ordigno, era più simile a un pacchettino di quelli del panettiere… Comunque sia, non sono riuscita a completare la mia missione. Colpa degli schermi di sorveglianza installati nella stupida BMW nera!
Salutavo quindi la mia ex-collega, andavo dal mio vecchio e gli dicevo che dovevo disattivare tutto.
Stop.

Quindi mi sono svegliata.

Ho raccontato il sogno assurdo al mio fidanzato, che era a letto accanto a me e lavorava al PC: mi ha risposto che secondo lui si trattava di “linee temporali alternative“, non ho ben capito cosa intendesse, ma nulla di preoccupante, insomma, tutto dentro la mia testa e… la vita continua.
Ho un preciso ricordo di me che mi sveglio e gli racconto il sogno

Il giorno dopo sono andata a lavorare, nel mio attuale nuovo posto. Lì, però, venivo cacciata via dopo appena 2 settimane di onesto e duro servizio. Certo, non che mi lasciassero a casa disoccupata… però venivo retrocessa a un posto di parecchio inferiore!!!
Secondo mia madre, che aveva subito contattato la mia ormai ex-datrice di lavoro, era perché non avevo preso gli appuntamenti giusti. Secondo il poveraccio nuovo che si trovava nella mia stessa barca, cacciato anche lui, era perché non ero andata alla casa nera.
MA QUALCUNO E’ IN GRADO DI DARMI UNA SPIEGAZIONE COERENTE, O NO???

No, of course… Mia madre che blatera di stare tranquilla, e cento idioti che parlano di case nere e appuntamenti non fissati, mentre mi si rovesciano a terra tutti i documenti e scappo via piangendo???
“ODDIO MI SEMBRA DI ESSERE DENTRO UN TRIP STORTO…”

E come se non bastasse, mentre mi avvio triste e mesta sulla strada di casa chi mi ritrovo? Un orrendo nano, una specie di gnomo del sottosuolo, umanoide, con le braccia lunghissime e gommose, che mi insegue e mi chiama gioioso.
Che schifo… Mi toccava con quei tentacoli viscidi, correndo velocissimo, e allora sì, che mi sono svegliata per davvero.

Rizzandomi sulla schiena con un gemito strozzato, lucida ma completamente paralizzata in quella posizione assurda – “GAASP!” – spaventando il mio povero fidanzato, seduto a letto accanto a me che lavorava tranquillo al PC.
E gli ho raccontato tutto. Anche se mi sembrava di avergli già detto quelle cose. Un dejà-vu onirico. Ciò lo ha impressionato molto, perché a lui non è mai capitato di svegliarsi dentro un sogno e proseguire tranquillamente finendo da una padella di assurdità alla brace degli orrori.

Odio quando la mente mi gioca questo tipo di scherzi. E a nessun altro è mai capitato di svegliarsi dentro un sogno, e continuare con l’incubo?

Secondo Wikipedia ,”Il fenomeno del “falso risveglio” potrebbe essere un meccanismo di protezione del sonno. Ad esempio, il sognatore […] decide di svegliarsi per sfuggire ad un incubo. Questi falsi risvegli causano la maggior parte delle volte la perdita di lucidità e il soggetto prosegue nel suo sogno normalmente (talvolta ci si sveglia realmente quando nel sogno già ci si è recati al lavoro). […] “

E come se non bastasse… ” […] l’acquisizione di consapevolezza del “falso risveglio” può essere l’anticamera di una esperienza assai angosciosa (anche se per fortuna breve): nel tentativo di risvegliarsi veramente, il soggetto si ritrova lucido e cosciente ma con il corpo paralizzato; ciò è dovuto alla cosiddetta paralisi ipnagogica che tipicamente accompagna le fasi REM.

Bene, trovata la spiegazione scientifica. Ma che mi dite della spiegazione soggettiva che dovrei applicare al mio povero stato mentale???

Aggiornamento: Ho trovato qualcosa sulle larve astrali – ma non ci credo molto… Sono troppo cognitivista, anche in senso onirico.

“LE LARVE”
Una larva può essere fatta di materia mentale o astrale. Generalmente è una creatura astrale creata per la ripetizione costante di un pensiero intenso alimentato da una passione particolare, da una cattiva abitudine o da altri difetti. Una persona crea inavvertitamente questi esseri con sostanza mentale od astrale, estratta dunque dal suo corpo mentale od astrale. In realtà la larva è una mezza creatura che vive nei sottopiani o nei più bassi piani astrali o mentali. Si nutre delle sostanze astrali o mentali (a seconda di dove vive) che emette la passione particolare o il difetto che l’ha creata. Essa ha una forma che ha una corrispondenza con il difetto creatore e possiede un forte istinto di autoconservazione. Sul cammino ermetico-magico, una larva fortemente sviluppata è un ostacolo generalmente molto difficile da superare.

Mi preoccupa di più la questione dell’ostacolo ermetico, come faccio a diventare Alchimista se sono infestata dalle larve astrali derivanti da pensieri schizoidi sepolti nel mio non-conscio??? Oddio, forse dovrei chiedere consiglio al buon vecchio Salvador Dali, lui si che di sogni ne capiva… se solo fosse ancora vivo.

SPECIALE MUSICA – I: Origini del Progressive

In questo mondo che gira veloce e non si capisce più, tra birre analcoliche, fiori di plastica e porno gratuiti fermatevi per un attimo a pensare alla Dea Musica. Essa è colei che è capace di pervadere il nostro intero continuum mentale, fino a risvegliare mille emozioni, diverse da persona a persona; colei che può addirittura divenire adatta a comunicare in maniera interdimensionale, disciplina esteriore – il senso dell’udito lo possediamo tutti – che può toccare un complesso coinvolgimento interno ed esterno alla mente, un gran melange che ha luogo nei regni dello spirituale e dell’eterico.

Non voglio lanciarmi qui in strane digressioni su come funzionano le menti umane a livelli superiori di consapevolezza, né pretendere l’accuratezza di un’enciclopedia, ma solo fornire una panoramica, attraverso una serie di articoli, dell’affascinante mistero che risiede in certe combinazioni di note. Magari aggiungendo anche qualche noticina culturale qua e là. Seguitemi dunque, chiudete gli occhi e aprite orecchie e cuore. Partiamo subito con qualcosa di, uhm, leggero leggero…

IL PROGRESSIVE affonda le sue radici nella corrente Rock Psichedelica, specialmente quella inglese. Si sviluppa all’incirca a partire dagli anni Settanta e aveva come obiettivo principale quello di creare arte con la musica – trasformare il rock da intrattenimento in rock impegnato (non-politicamente), estetico e colto.

E’ molto difficile definire cosa sia il Prog e dove siano i suoi confini, ma alcuni elementi caratteristici possono essere: arrangiamenti e intrecci complessi; rivoluzione della “forma” della canzone; influenze che vanno dall’etnico alla musica classica, al jazz e allo sperimentale; uso di strumenti particolari come moog e mellotron; durata dei brani molto superiore rispetto ai canoni della musica popolare; tempi bizzarri; uso di synth; toni epici e lirici di grande ambizione; tematiche complesse, filosofiche, futuriste.

Proviamo dunque a tracciare un ipotetico sentiero dei sogni attraverso i momenti d’oro di questo genere… non necessariamente in ordine cronologico, visto che il tempo è una dimensione puramente umana… Includere tutti gli artisti che hanno dato il loro contributo all’elevazione spirituale della musica non è possibile, anche per ragioni di spazio naturalmente, ma farò del mio meglio.

– LE ORIGINI: Possiamo rilevare elementi di proto-prog persino nei Beatles degli ultimi anni Sessanta, ma sicuramente le pietre miliari più antiche sono gettate dai King Crimson, pionieri del genere, tanto camaleontici quanto raffinati e sperimentatori.

1970-1980: Dopo In The Court Of The Crimson King, il prog esplode e si dipana attraverso i successivi capolavori quali Lizard e Island, con i quali l’art-rock giunge al pieno riconoscimento. Abbiamo poi i Genesis pre-anni Ottanta di Peter Gabriel, capaci di stupire se confrontati con i Genesis che siamo abituati a sentire nel mainstream.

Citiamo poi gli Emerson Lake and Palmer con la loro miscela di rock, jazz e classica, i “barocchi” Yes, l’eclettico folk-blues dei Jethro Tull (“Aqualung”) e i tecnicissimi Gentle Giant. Alcuni conosciuti al grande pubblico dell’epoca, altri meno. La profondità di questa corrente la sentiamo anche in nomi non proprio conosciutissimi come Camel, Caravan, Van der Graaf Generator, Soft Machine, gli italiani Perigeo. I Queen, sebbene catalogati come band hard-rock o glam, ci hanno regalato alcune perle che io inscriverei volentieri in una ipotetica Hall of Fame del prog: Innuendo prima di tutto.

… E, immancabile, la psichedelia stralunata, pessimista ma anche colta dei maestri assoluti – i Pink Floyd, che interpretano il progressive in maniera più semplice e diretta al pubblico, spronandoci comunque all’avanguardia. Meriterebbero un discorso a parte, secondo me:

Rispettivamente in Francia e Germania nascono invece Zeuhl e il Krautrock, generi sperimentali che influenzeranno molto la musica new-age e ambient (vedi Magma, Faust, Tangerine Dream). Elementi di progressive sono però riscontrabili anche in gruppi post-70, specie in ambito elettronico e sperimentale.

– LA SCENA ITALIANA: Seconda solo a quella inglese, la scena italiana è caratterizzata soprattutto da un tipo di prog-rock più sinfonico e romantico, influenzato dallo stile britannico e a volte anche più tecnico e riflessivo. Spiccano qui, oltre alla Premiata Forneria Marconi che ha riscosso un grande successo anche negli USA, nomi come la Locanda delle Fate, Biglietto per l’Inferno, Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, New Trolls, Picchio dal Pozzo, Alphataurus.

Ma c’è di più. Spesso ricordate solo dagli appassionati del genere, troviamo poi correnti ancora più oscure e “acide”, se possibile (acid-prog, appunto) che mescolano eredità classiche a intuizioni più dure e sofisticate, talvolta inquietanti, come il Balletto di Bronzo, Abiogenesi, Campo di Marte, Pholas Dactylus

… E non è finita qui, naturalmente. In questo breve excursus vi ho parlato di alcune delle cariatidi del Rock, ma ci sono tanti giovani talenti d’oggi che continuano, e continueranno ancora ad essere influenzati dallo straordinario, chimico, fantasmagorico viaggio siderale che è il Progressive. Sono nati nuovi generi, ma la tecnica e l’amore sono quelli di una volta. Non vi resta che farvi un giro d’ascolto (e per chi volesse approfondire, ecco uno dei migliori archivi Web qui), per allietarvi l’orecchio e regolare lo spirito sulle frequenze del Cosmo.

Ora scusatemi, vado a rivedere il programma del mio esame di psicanalisi incombente insieme ai Novalis. Ave.

… Chi sono io? Poco definibile …

Forse dovrei aggiungere anche il breve pezzo di prosa che accompagnava questo disegno, visto che nell’insieme mi hanno regalato tre crediti universitari… Ma non ora. E’ notte fonda, e sto pensando a tutto ciò che poteva essere… ma è un’altra storia, che deve ancora essere scritta, credo…

WhoAmI.

*PLEASE FULL VIEW*

IL DIAVOLO MI PARLA

Questa non è proprio recente, ma merita di essere qui, credo.

Edvard Munch, "Il giorno dopo", 1894-5


Il diavolo mi parla

Nelle notti passate a disegnare

Il diavolo mi parla

Nei giorni passati a meditare

Su nuove vendette

E tentazioni ripudiate.

Risponderò solo a me stessa

O questo è ciò che il mondo vede

Quando scruto fra i graffi

Nell’onice rossastra

Un diamante perfora pensieri pindarici

Tingendo un’anima di surreale

Ed i suoi artigli

…non fa male

Ormai non più.

Ridete pure.

Il diavolo mi parla

Con la sua voce setosa

Dice che non ha le corna

Ed è solo un fanciullo.

Addolora vedere un tradimento

Che sta solo negli occhi vuoti

Di chi guarda

Tu ancora non lo sai

Ma il diavolo mi parla

Mi racconta tante cose

A volte fa del male

Ma è solo la verità.

Il diavolo non ha la lingua biforcuta

E’ capace d’ingannare

ma lo sento sempre dire

Non ho mai creduto alle parole

Ma Dio non poteva creare

Un essere più sleale

…il diavolo sei tu???

No.

Il diavolo non mi ha mai ingannata.

Egli si limita a lavare via l’offesa

E quelle dannate frasi

Che mi fischiano nelle orecchie

Pronunciate come un mantra

Dovrò farmi denti d’acciaio

Temprarmi forse con acque infuocate

Come dice lui

Finalmente, perdono di significato

E tu non sei più tanto potente…Ah! Illusione!

Il diavolo non puzza di zolfo

Ma quando ti è vicino

Non puoi non accorgerti

Il calore di mille crisalidi nascenti

E il veleno di mille cobra

Tocca dolcemente come ala di farfalla.

E nel centro, del centro

Di un corpo di sabbia e morte ricoperto

Troppa morte innocente scorre

Per il desiderio di uno bastardo, non trino

Vuoi farti conoscere

Vuoi farti guardare

…ma il diavolo parla a me.

Dice che devo completare una missione

Ed essere da sola

Ma io ne vedo mille di campagne

Mi guardo indietro, abbattuta

Ma ormai nella sabbia c’è una sola impronta

Non temere, non è sparito

mi sta solo portando in braccio…

Ho visto mondi sovrannaturali

Dove rombi di vetro colorato governavano

Strane figure dalle movenze plastiche

Ma il diavolo è più sorprendente

Dice di non ricordarsi quando è nato

Né come possa avere occhi d’agata bruciata

Specchiandosi in rigagnoli neri

Sorpreso come un bambino.

Il diavolo mi parla

Ogni volta che dico: “Ti Odio”

Non è d’accordo con me, bieca e ottusa

Mi dà dei consigli

Duri come le stelle

Ma io ancora non so seguirlo.

Lo seguirò sul fondo del lago, forse

Perché il diavolo non disgusta

Non mi invita a fare giochi sporchi

Né mi chiede di danzare nuda per lui

Vuole solo un sorriso

Che nasca dalla gioia

O dal sollievo della rivalsa

Poco gli importa

Il diavolo mi carezza tra le orecchie

Come fossi un gatto

Lui mi asciuga ogni lacrima

Lecca il mio viso marmoreo

Pura statua, mera ossidiana

Quello che ora ho dentro.

Ma per lui sono sempre bella.

Il diavolo mi parla

Perché sono un gatto.